Dalle grotte alle grottesche, dai murales alla Street art
12 Agosto 2023

IL RISORGIMENTO NEL REGNO DELLE DUE SICILIE

testo di Romana Tumiet Caloi

Il Risorgimento fu un movimento politico complesso, a conclusione di un lunghissimo periodo, che va dalla caduta dell’impero romano, 476 d.C,. ai primi anni del 1800, durante il quale l’Italia fu preda e conquista da parte di molti popoli. Vittorio Alfieri fu  l’intellettuale che ispirò il pensiero e la letteratura del XIX secolo e il suo titanico amore per la libertà fu punto di riferimento del romanticismo risorgimentale. Ma anche se questo trentennio di guerre e rivoluzioni fu piuttosto sterile, dal punto di vista letterario, essendo tutte le energie risucchiate dalla politica, le rime di Alessandro Manzoni risuonarono al primo esplodere dei moti piemontesi del Marzo 1821. e nell’ode così intitolata rivolge un canto d’amore all’Italia nelle rime:“Dio rigetta la forza straniera: / ogni gente sia libera, e pera / della spada l’iniqua ragion» (vv. 54-56).

L’augurio era sincero, ma la povera Italia, fin dal 1815, era frantumata in 8 stati: Regno Sardo-piemontese e Liguria ai Savoia, Lombardo Veneto ridotto a provincia dell’Austria, Ducato di Modena e Reggio a Francesco IV Asburgo-Este, Parma e Piacenza vitalizio a Maria Luigia d’Austria moglie di Napoleone e figlia dell’Imperatore d’Austria, Granducato di Toscana con Leopoldo di Lorena, nipote dell’Imperatore d’Austria, Principato di Lucca momentaneamente amministrato dai Borbone, e gli Stati della chiesa: Emilia, Romagna, Marche,Umbria,Lazio

In questo testo si prende in considerazione il Regno delle Due Sicilie perché il destino portò a Verona un palermitano che era stato ministro della guerra nel Regno delle due Sicilie durante l’ultimo periodo delle battaglie risorgimentali: il Generale Conte Salvatore Pianell. Questi si insediò a Palazzo Carli, in via Roma, dopo la firma del protocollo di passaggio di Verona e del Veneto dall’Austria all’Italia, avvenuta proprio in questa nobile dimora il 16 Ottobre 1866.

Il Generale Pianell ottenne il comando del Dipartimento di Verona con il grado di Generale di Corpo d’Armata anche per la sua brillante manovra di tattica militare nel corso dell’ultima infelice battaglia di Custoza. La sua residenza, in quei 26 anni, fu dunque Palazzo Carli, in via Roma, tuttora sede di Alti Comandi Militari In quel palazzo che aveva ospitato, negli ultimi anni della sua vita, il Feldmaresciallo Radetzky e la moglie Franzisca Romana Strassoldo Graffemberg, ora l’inquilino era lui, il Generale Pianell con la sua signora, Eleonora Ludolf Pianell, appartenente ad una nobile famiglia di ambasciatori. Il suo operato, come comandante della piazza di Verona e, dal 1869, di tutta l’alta Italia, non fu solo militare ma anche eminentemente civile, perché fu sempre un sicuro punto di riferimento a protezione della città e del territorio.

Il Generale Giuseppe Salvatore Pianell, quindi, era siciliano. Era nato a Palermo, il 9 Novembre 1818.sotto il Regno di Ferdinando I di Borbone. Il Congresso di Vienna del 1815, aveva rinominato Regno delle due Sicilie tutto il territorio borbonico “ al di qua e al di là del faro” e la Sicilia non fu piu’ Regno indipendente ma parte del Regno delle due Sicilie con capitale Napoli. La qual cosa non era molto gradita ai siciliani, abituati da secoli ad essere un Regno. Ora si sentivano declassati poiché I Borboni avevano eletto a capitale Napoli. Tutte le azioni rivoluzionarie siciliane, iniziate già nel 1820,  non erano volte all’ideale di unità d’Italia, bensì a liberarsi dei Borboni e fare Regno o Stato a sé.

Giuseppe Salvatore Pianell studiò a Napoli, alla Nunziatella, uno dei piu’ antichi Istituti di formazione militare del mondo. Qui Pianell entrò a 10 anni e studiò con profitto fino a 18 anni, uscendo con il grado di capitano, grazie ad una fortunata occasione che aveva permesso al padre di acquistare, l’anno prima, i gradi militari per il figlio, fornendo il necessario per equipaggiare una compagnia di soldati. Questa necessità derivava dal fatto che il Reame aveva sempre usato eserciti mercenari, ma la casse, dopo la parentesi napoleonica erano piuttosto scarse. Per recuperare dei soldi, quindi, furono messe in vendita cariche militari e titoli nobiliari. Per Giuseppe Salvatore Pianell fu utile ritrovarsi a 18 anni con il grado di capitano, invece che di sottotenente. A scuola aveva studiato con profitto e aveva dimostrato eccellenti doti militari. Si ritrovò ben presto al comando di truppe nel bel mezzo delle rivolte che stavano maturando in Sicilia e che avrebbero portato alla Rivoluzione indipendentista Siciliana del ’48. Fin da subito le sue capacità organizzative e di mediazione emersero e lo portarono a guadagnarsi il grado di Tenente Colonnello. Ma, l’esperienza sul campo gli fece anche capire la difficile situazione politica in cui stava vivendo. I Borboni di Spagna, avevano acquisito i Regni di Sicilia e Napoli con Carlo III, un Farnese da parte di madre. Questi fu un ottimo governante per i due Regni, e un sovrano illuminato. Fece costruire  il Teatro San Carlo di Napoli, le Regge di Portici e quella di Capodimonte, dove furono ospitate le mirabili opere d’arte farnesiane, che Carlo aveva trasferite da Parma e che ancora oggi sono un vanto del Museo Archeologico di Napoli. Nel 1751 affidò al Vanvitelli la costruzione di una Reggia che potesse rivaleggiare con Versailles. Sorse così la Reggia di Caserta, a seguire il Foro Carolino, i Palazzi dei Poveri a Napoli e Palermo e gli scavi archeologici a Ercolano, Pompei e Stabia.

 Purtroppo nel 1759 dovette lasciare Napoli per salire sul trono di Spagna

I successori di Carlo non furono alla sua altezza. Una serie di Ferdinando  e Francesco, in alternanza, che prima vissero l’occupazione napoleonica e poi si adeguarono al Congresso di Vienna. Bisogna ammettere però che pur essendo legati a doppio filo con gli Asburgo causa matrimonio, seppero utilizzarne le risorse in caso di bisogno senza sottostare a imposizioni o situazioni di ingerenza. I Borboni amarono il loro Reame, ma non sentirono l’Italia. Amarono Napoli come paterfamilias partenopei, specialmente Ferdinando II, padre di Francesco II. Lui avrebbe circondato il regno con una muraglia se avesse potuto. Cercava di tener lontani sia l’Austria che i Costituzionalisti, ma non sempre vi riuscì.

Ferdinando II sposò in prime nozze Maria Cristina di Savoia, che partorì Francesco II, ma morì quasi subito di febbre puerperale. In seconde nozze si legò con Maria Teresa arciduchessa austriaca che gli diede dodici figli. Con Maria Cristina diceva tanti rosari, anche se, da buon “scugnizzo napoletano” dovette ammettere, ”quel po’ di buono che ho imparato l’ho imparato da lei”. Con Maria Teresa era diverso. Conducevano una vita semplice e parca e amavano entrambi le uniformi e le parate militari. Ferdinando dotò Napoli della prima ferrovia italiana, Napoli- Granatello , nel ’39,  e diede alla capitale l’illuminazione a gas.. Napoli diventò una delle grandi mète del turismo internazionale del tempo. Di essa fu detto  “Napoli straripa di vita”

Il 1848 vide l’ingresso ufficiale dei Savoia nella contesa con l’Austria che occupava il Lombardo-Veneto. Anche un contingente di soldati del Reame partecipò alla prima guerra di indipendenza a fianco dei Savoia.Va anche detto che le truppe di Ferdinando, appena intuirono che le cose andavano male,  presero la strada di casa. Ma Ferdinando poteva dire di aver partecipato. Il fallimento fu per lui un sollievo.. Le cose però non potevano fermarsi lì. Quel movimento costituzionalista che in Italia fu definito Risorgimento, era decollato. Arrivò anche Garibaldi, nel ’48 e nel torno di 10 anni le vicende si riassumevano nella alleanza franco-piemontese per affrontare la seconda guerra di Indipendenza.

E questa volta Ferdinando mantenne la piu’ stretta neutralità, dicendo che la cosa  non lo riguardava.

Purtroppo il ’59 fu anche l’anno della sua morte e della successione al trono del figlio, Francesco II, con la bellissima moglie, principessa Maria Sofia di Baviera, sorella dell’imperatrice Elisabetta detta Sissi. La vittoria franco –piemontese del 59 scosse Napoli dove si ebbero entusiastiche dimostrazioni da parte delle forze liberiste. Ma il povero giovane Re si trovava nell’ambiente reazionario di Corte che spingeva per un inasprimento del regime poliziesco. In piu’ c’era la minaccia dell’intervento garibaldino. Da dove sarebbe sceso Garibaldi? Pianell sul piano politico sosteneva una alleanza col Piemonte e la concessione di una Costituzione, unica via per la salvezza del Reame, ma non era argomento che il Re voleva ascoltare. Francesco era timoroso, indeciso e ossessionato dalle raccomandazioni del padre, Ferdinando II che sul letto di morte gli aveva detto: “amico di tutti, nemico di nessuno, cio’ che avviene al di fuori del Regno non ti deve interessare”.

Ma la situazione del Regno delle due Sicilie non permetteva di ignorare quanto avveniva fuori del Regno. In questa situazione di incertezza era necessario tutelare i confini di terra, e Pianell, dall’autunno del ’59 alla primavera del 60 ebbe carta bianca per organizzare le difese nel territorio degli Abruzzi. Incarico che portò a termine con successo, riconosciuto prima dalle genti del territorio abruzzese e poi anche nell’ambiente militare e che gli valse il grado di Generale.

Fu richiamato a Napoli nella primavera dell’anno Horribilis 1860. Il Re, frastornato dagli avvenimenti e sotto pressione da chi spingeva perché concedesse la Costituzione, chiese al Generale Pianell di Assumere l’incarico di Ministro della Guerra. Cosa che Pianell accettò per amor di Patria, nella speranza di poter convincere il Re a concedere la Costituzione. Siamo nel Luglio 1860. Purtroppo la corte era piena di traditori e doppiogiochisti, personaggi che da tempo avevano contatti col Piemonte. Pianell, pur avendo idee non collimanti con quelle reali cercava una soluzione che potesse salvare il Reame  Ma si scontrava con la reticenza del re, con una pletora di traditori che frequentavano il Palazzo, e facevano il doppio gioco con il Piemonte. Vittorio Emanuele II, aveva inviato una lettera a Francesco, nell’Aprile di quell’anno, proponendo al “ caro cugino” un accordo che vedeva l’Italia divisa in due e il papato relegato nella sola Roma. Ma Francesco non  rispose. Pianell si trovava tra due fuochi  e Garibaldi,dopo la conquista della Sicilia, aveva iniziato a risalire la penisola. Tutto era inutile. La situazione precipitava, Il Re non decideva. Pertanto, Pianell,  il 2 Settembre 1860, dopo aver scritto una lettera al Re professando la sua fedeltà ma accettando una ineluttabile conclusione, diede le dimissioni e partì in esilio in Francia. Pochi giorni dopo Francesco e Sofia partivano per Gaeta. La fortezza resistette alle cannonate piemontesi fino al 14 Febbraio 1861.

A questo punto i reali fuggirono a Roma, dove rimasero sotto la protezione del Papa

Un mese dopo la caduta di Gaeta, Pianell si presentò a Cavour.

Era il 17 Marzo 1861, data di proclamazione del Regno d’Italia.

Ottenne la nomina a Luogotenente Generale dell’Esercito italiano essendo riconosciute in lui le eccellenti capacità organizzative dimostrate nel suo ruolo  nel Reame.

Partecipò alla terza guerra di Indipendenza, al comando della “ 2°Divisione del 1° Corpo d’Armata.” Custoza si concluse con una sconfitta imprevedibile.

L’unica azione degna di merito fu condotta dal Generale Pianell che, di sua iniziativa pur in contrasto con le disposizioni ricevute, salvò dall’accerchiamento austriaco le truppe italiane che si ritiravano verso Monzambano con Il risultato di arrestare i Cacciatori imperiali e catturarne piu’ di seicento. Questo episodio gli valse la croce di Grande Ufficiale dell’Ordine Militare dei Savoia ed il comando del 1° corpo d’Armata.

Questo è il personaggio celebrato nel monumento a Porta nuova. Pochi lo conoscono ma l’Esercito lo ricorda ogni anno con una corona d’alloro ed una cerimonia presso l’obelisco che lo celebra. Pianell rappresenta da solo i due aspetti del Risorgimento Italiano. Due situazioni molto diverse perché l’Italia era, un insieme di stati, ognuno con una storia personale importante, ma sempre e ovunque sotto il controllo asburgico..

Se Metternich aveva definito l’Italia una espressione geografica, beh, non aveva tutti i torti. Ma non aveva considerato che, gli Italiani, pur divisi da una comune storia, avevano armi sublimi per unirsi in una sola voce. Una di queste fu la musica. Giuseppe Verdi, in particolare si identificò con il Risorgimento. Gli diede i suoi slanci, i suoi ritmi, i suoi inni, i suoi cori. E, sulle note di “va pensiero….”.l’Italia riunì i suoi confini dalle alpi al mare, per diventare come disse Manzoni: “una d’arme, di lingua, d’altare, di memorie, di sangue, di cor.”