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Dalle grotte alle grottesche, dai murales alla Street art

di Romana Caloi

Ma i nostri antenati che non avendo televisione da guardare, o libri da leggere e tantomeno Google in cui viaggiare, come passavano le serate, nelle grotte, nelle caverne, appena rischiarate da lingue di fuoco? Scrivevano sui muri. Disegnavano, tracciavano segni per raffigurare quello che conoscevano, la natura e gli animali, l’ambiente in cui vivevano, che dava loro tutto ciò che serviva per vivere, per cacciare e procurarsi il cibo. C’è sempre qualcuno che ha brillanti idee e le mette in pratica, ed ecco realizzata l’arte delle caverne, come la chiamiamo noi. Le immagini avevano finalità magiche e propiziatorie e sopravvivono ancora oggi nelle grotte spagnole di Altamira, in quelle francesi di Lascaux, Chauvet et Pech-Merle; in quest’ultimo sito, risalgono a 20/25000 prima di Cristo e sono visibili anche impronte in negativo di mani, quasi come firme o “tags” usate oggi dai  “writers”

Non solo in Europa rimangono esempi di scrittura  preistorica sulla roccia delle caverne, ma anche in Africa, in Sudamerica, senza dimenticare l’Egitto proto dinastico e la civiltà assira, quando il muro diventa oggetto scultoreo

Anche l’epoca romana  utilizzava il muro a scopo privato per pubblicizzare o commentare personaggi del tempo, politici e non..

Gli affreschi medievali facevano un uso artistico dei muri. I soggetti erano dipinti  sull’intonaco fresco, ancora bagnato, di modo che il colore si impregnava in esso, asciugandosi in contemporanea con esso. Spesso venivano applicate a secco decorazioni con pasta dorata, come in “San Giorgio e la principessa” di Pisanello, ( Verona, Santa Anastasia), per completare e far brillare le borchie dei finimenti del cavallo del principe, ma anche con l’aggiunta di sottili lamine metalliche  per dare l’illusione di una vera armatura indossata dal principe stesso.

Le grottesche, invece, non appartengono a grotte, ma traggono la definizione dai dipinti ritrovati nella Domus Aurea di Nerone, scoperta per caso, quando a fine quattrocento un giovane cadde in una fenditura del terreno e si trovò ad ammirare insolite figure dipinte sul muro, mostri, chimere e sfingi. Il termine grottesche quindi viene da grotta, ma solo come luogo sotterraneo di archeologia romana. I motivi disegnati nella Domus Aurea divennero molto popolari con il Rinascimento, e vennero riprodotti come decorazione di pareti, di portali, di cornici di quadri , nonché pareti e soffitti di palazzi

Ma se vogliamo ricongiungerci alla STREET ART odierna, dobbiamo passare attraverso il muralismo del primo dopoguerra. Nel 1935, in Francia si tenne il primo “Salon de l’art mural” ma non possiamo dimenticare  il Messico post rivoluzionario e l’Italia fascista. Entrambi, pur se su fronti politici diversi e opposti,  erano convinti che l’arte murale dovesse essere rivolta al popolo con finalità propagandistiche ed educative. Ne è un chiaro esempio  per l’Italia, il murale di Mario Sironi nell’Aula Magna della Università La Sapienza, di Roma, dove la personificazione dell’Italia è rappresentata fra le Arti e la Scienze, e completata con simboli riferiti al regime fascista.

Il Messico rivoluzionario è esaltato dai murales di Diego Rivera e non solo. Segue negli anni Settanta la contestazione cilena, le cui espressioni murali furono distrutte dal potere.

Nell’Italia anni Settanta la contestazione attraverso il murale è sempre di carattere politico, e portata avanti da circoli culturali e associazioni di artisti.

Il graffitismo moderno ha prodotto artisti di grande talento da Haring, a Basquiat , che restano la doppia punta dell’iceberg della Graffiti Art degli anni Ottanta.

In Italia dobbiamo attendere gli Anni Novanta per vedere il writing metropolitano diffondersi pienamente ed in maniera matura. Ma il writing, cannibalizzato dalla STREET ART, resta un campo sconfinato, che include bombolette spray, stencil, dipinti murali, fotografia, video, con un piede nel mercato ed uno fuori.

Figura centrale della Street Art è proprio BANSKY, nativo di Bristol, che dagli anni Novanta inizia a produrre a stencil soggetti dal forte realismo autoritario e spiazzante. mentre la sua figura rimane avvolta nel mistero.